La tabella nazionale: la partita non è finita (le tabelle sanitarie delle menomazioni sono ancora da approvare)

Parafrasando il grande Boskov si può dire che “la partita non è finita finché arbitro non fischia“. E così è anche per l’attuale operazione di riordino degli strumenti risarcitori del danno non patrimoniale.

Nella relazione ministeriale si legge infatti che manca ancora un tassello (non certo trascurabile) per il completamento di tale opera, ossia la predisposizione delle nuove tabelle sanitarie delle menomazioni all’integrità psico-fisica conseguenti alle lesioni ed alla attribuzione dei punti di invalidità permanente. Sarà compito del Ministero della salute (e non più del Mise così “attento” ai desiderata delle varie compagnie assicurative) emanare tale tabella. Nelle more -sempre nella relazione ministeriale- si afferma che la valutazione in termini percentuali del danno biologico (danno fisico) in sé e per sé considerato continuerà ad essere effettuata, nell’ambito dei singoli giudizi, sulla base delle perizie medico-legali.

Viene così confermato il ruolo fondamentale (sia nell’attualità, in occasione della redazione delle singole relazioni medico legali, che nella generalità, nell’apporto scientifico alla redazione della nuova tabella dei baremes) della medicina legale, che da sempre si è posta come valido baluardo alle derive indennizatorie del danno (propugnate dall’Ania), per un corretto e completo riconoscimento dell’integrità della persona nell’ambito della tutela della salute (quale principio costituzionalmente protetto).

E’ appunto in tali contesti (la singola relazione e/o la nuova tabella) che potrà essere riparata un’evidente stortura oggi esistente nell’ambito risarcitorio (che tanto ha contributo ad una certa interpretazione giurisprudenziale in ordine per esempio alla c.d. personalizzazione), affermando con nettezza l’inesistenza di un fantomatico rapporto automatico tra percentuale di generica disfunzionalità anatomo psichica, accertata con parametro  quantitativo (fattore causale), e la conseguente ricaduta negativa sui comuni atti della vita quotidiana e sui comuni aspetti relazionali del danneggiato (singolari in riferimento alla singolarità di ogni esistenza). Si tratta in altre parole di superare la narrazione, oggi così in voga, che relega la c.d. personalizzazione del danno alla sfera della straordinarietà ed eccezionalità, ritenendo erroneamente che gran parte delle ricadute negative sulla vittima siano già ricomprese nella valutazione standard. Su tali aspetti efficace è la posizione operata dalla Società Medico legale del Triveneto (https://associazione.smlt.it/) ed in particolare dal dott. Pedoja.

Un’avvertenza strategica: tali ricadute non potranno (e dovranno) interessare la c.d. tabella moltiplicativa espressamente dedicata al danno morale (non di competenza medico legale) ma riversarsi sulla valutazione equitativa imposta al Giudice dall’art. 138 C.d.A., attingendo a quella “riserva” di risarcimento suppletivo indicata pari al 30%.

Se tale operazione venisse portata a termine (grazie all’opera dei medici legali) si otterrebbe realmente un sistema equo, corretto e funzionante, nell’interesse ed a beneficio del danneggiato. Forse così non si tuteleranno le finalità lucrative delle compagnie assicurative, ma francamente nel sistema risarcitorio tale aspetto corporativo e privato non ha (e non deve avere) alcun rilievo.

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Nato a Catanzaro in data 24 aprile 1969, consegue la maturità classica (voto 60/60) e la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Padova (voto 105/110). Viene eletto per il biennio 1992/94 Segretario Nazionale della Fuci (Federazione Universitaria Cattolici Italiani).

Avvocato dal 1999, Cassazionista dal 2016, svolge la propria attività a livello nazionale, operando nell’ambito del diritto sostanziale e processuale civile, con particolare elezione per le tematiche relative alla responsabilità civile (sia in ambito contrattuale che extracontrattuale), alla tutela della persona e dei consumatori in generale (e sotto il profilo risarcitorio in particolare), al diritto del lavoro, al diritto delle assicurazione. Svolge inoltre assistenza a favore delle vittime nell’ambito delle procedure penali.

Ha deciso di non essere fiduciario di alcuna compagnia di assicurazione e/o banche, per non intaccare la propria opera di tutela nei confronti dei danneggiati e dei consumatori.

Ha collaborato, nel primo decennio del 2000, con Cittadinanzattiva Onlus, risultando membro: a) del gruppo studio “Assicurazioni ” del CNCU, istituito presso il Ministero delle Attività Produttive; b) del collegio del Nord Italia dei conciliatori istituito presso il gruppo Banca Intesa, c) del gruppo di studio istituito presso l’ANIA per l’emanazione del nuovo Codice delle Assicurazioni. Ha svolto corsi seminariali in tema assicurativo a livello nazionale, promossi e patrocinati dal Ministero delle Attività Produttive.

È stato relatore in diversi convegni giuridici di carattere nazionale.

Nata a Cosenza in data 29 settembre 1981, consegue il diploma di maturità al liceo scientifico (voto 100/100) e si laurea nel 2006, presso l’Università di Cosenza (UNICAL), in giurisprudenza (voto 108/110) discutendo una tesi nell’ambito del diritto del lavoro (“Il nuovo sistema di tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali: Decreto Legislativo n. 38/2000′) e del diritto assicurativo (“Il sistema assicurativo sociale in ambito europeo”).

È avvocato dal 2009; fa parte dello studio dal 2013. Si occupa prevalentemente di diritto civile, sostanziale e processuale, diritto del lavoro, diritto di famiglia, procedure stragiudiziali e di mediazione. Nell’ambito della materia di elezione dello studio legale, si interessa in particolare degli istituti di responsabilità civile speciale, di quello di natura professionale, oltre alla tutela degli animali e dell’ambiente, a vantaggio del quale svolge anche attività di volontariato sociale.

È attiva nell’ambito del diritto di famiglia e della tutela dei minori, nonché della tutela dei diritti della persona in generale, dei consumatori e della proprietà intellettuale.

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