Il valore della documentazione formata nell’ambito della Pubblica Amministrazione (cartella clinica)

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La Corte di Cassazione (sentenza del 20 gennaio 2026 n. 1166), rammenta che, secondo il proprio consolidato insegnamento: “le attestazioni contenute in una cartella clinica, redatta da un’azienda ospedaliera pubblica o da un ente convenzionato con il SSN, hanno natura di certificazione amministrativa – a cui è applicabile lo speciale regime degli artt. 2699 e ss. c.c. – per quanto attiene alle indicazioni ivi contenute delle attività svolte nel corso di una terapia o di un intervento; e tanto, a differenza delle valutazioni, delle diagnosi o, comunque, delle manifestazioni di scienza o di opinione annotate che devono ritenersi del tutto prive di fede privilegiata (cfr., da ultimo, Sez. 3, ordinanza n. 16737 del 17/6/2024, Rv. 671443 – 01; Sez. 6 – 3, ordinanza n. 27288 del 16/9/2022, Rv. 665724 – 01); tale principio, affermato con riguardo ai contenuti delle cartelle cliniche, deve ritenersi coerente alla più larga valutazione del valore probatorio ascrivibile alla documentazione formata nell’ambito della pubblica amministrazione intesa nella sua più larga accezione soggettiva; al riguardo, con riferimento al valore probatorio dei verbali e dei rapporti formati dalla polizia di sicurezza, questa Corte ha costantemente ribadito il principio in forza del quale il rapporto di polizia fa piena prova, fino a querela di falso, solo delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesti come avvenuti in sua presenza, mentre, per quanto riguarda le altre circostanze di fatto che egli segnali di avere accertato nel corso dell’indagine, per averle apprese da terzi o in seguito ad altri accertamenti, il verbale, per la sua natura di atto pubblico, ha pur sempre un’attendibilità intrinseca che può essere infirmata solo da una specifica prova contraria (cfr., ex plurimis, Sez. 3, ordinanza n. 10376 del 17/4/2024, Rv. 670781 – 01; Sez. 3, ordinanza n. 29320 del 7/10/2022, Rv. 666262 – 01; Sez. 3, sentenza n. 20025 del 6/10/2016, Rv. 642611 – 01)

Nel caso di specie, il Collegio rileva che: “l’affermazione in ordine alla riconducibilità, al decubito, di talune lesioni riscontrate sul corpo di una donna all’atto del suo ricovero presso una struttura sanitaria deve ritenersi tale da non costituire in nessun modo il rilievo di un’attività svolta nel corso di una terapia o di un intervento, quanto piuttosto una valutazione, una diagnosi o, in ogni caso, una manifestazione di scienza o di opinione sulla natura della lesione riscontrata che, in quale tale, deve ritenersi in ogni caso, destituita di fede privilegiata; da tale premessa deriva che l’affermazione della Corte territoriale, secondo cui “nel caso di specie la cartella clinica non ha formato oggetto di querela di falso sicché si deve ritenere provato che, al momento dell’ingresso nella struttura sanitaria, la paziente presentava già lesioni da decubito di livello 2” (pag. 7 della sentenza impugnata), è errata, da tanto derivando, in accoglimento dei primi quattro motivi, la cassazione della sentenza impugnata, con il conseguente rinvio al giudice del merito, affinché rinnovi la valutazione probatoria sul nesso di causa tra il decubito e il comportamento dei sanitari della struttura convenuta, astenendosi dall’attribuire alcun riconoscimento di fede privilegiata alla documentazione prodotta in causa, con particolare riguardo all’espressione, da parte dei sanitari interessati, di valutazioni, diagnosi, manifestazioni di scienza o di opinione“;

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Avvocato Massimo Palisi - Padova

Nato a Catanzaro in data 24 aprile 1969, consegue la maturità classica (voto 60/60) e la laurea in giurisprudenza presso l’Università di Padova (voto 105/110). Viene eletto per il biennio 1992/94 Segretario Nazionale della Fuci (Federazione Universitaria Cattolici Italiani).

Avvocato dal 1999, Cassazionista dal 2016, svolge la propria attività a livello nazionale, operando nell’ambito del diritto sostanziale e processuale civile, con particolare elezione per le tematiche relative alla responsabilità civile (sia in ambito contrattuale che extracontrattuale), alla tutela della persona e dei consumatori in generale (e sotto il profilo risarcitorio in particolare), al diritto del lavoro, al diritto delle assicurazione. Svolge inoltre assistenza a favore delle vittime nell’ambito delle procedure penali.

Ha deciso di non essere fiduciario di alcuna compagnia di assicurazione e/o banche, per non intaccare la propria opera di tutela nei confronti dei danneggiati e dei consumatori.

Ha collaborato, nel primo decennio del 2000, con Cittadinanzattiva Onlus, risultando membro: a) del gruppo studio “Assicurazioni ” del CNCU, istituito presso il Ministero delle Attività Produttive; b) del collegio del Nord Italia dei conciliatori istituito presso il gruppo Banca Intesa, c) del gruppo di studio istituito presso l’ANIA per l’emanazione del nuovo Codice delle Assicurazioni. Ha svolto corsi seminariali in tema assicurativo a livello nazionale, promossi e patrocinati dal Ministero delle Attività Produttive.

È stato relatore in diversi convegni giuridici di carattere nazionale.

Avvocato Evenlina Piraino - Padova

Nata a Cosenza in data 29 settembre 1981, consegue il diploma di maturità al liceo scientifico (voto 100/100) e si laurea nel 2006, presso l’Università di Cosenza (UNICAL), in giurisprudenza (voto 108/110) discutendo una tesi nell’ambito del diritto del lavoro (“Il nuovo sistema di tutela contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali: Decreto Legislativo n. 38/2000′) e del diritto assicurativo (“Il sistema assicurativo sociale in ambito europeo”).

È avvocato dal 2009; fa parte dello studio dal 2013. Si occupa prevalentemente di diritto civile, sostanziale e processuale, diritto del lavoro, diritto di famiglia, procedure stragiudiziali e di mediazione. Nell’ambito della materia di elezione dello studio legale, si interessa in particolare degli istituti di responsabilità civile speciale, di quello di natura professionale, oltre alla tutela degli animali e dell’ambiente, a vantaggio del quale svolge anche attività di volontariato sociale.

È attiva nell’ambito del diritto di famiglia e della tutela dei minori, nonché della tutela dei diritti della persona in generale, dei consumatori e della proprietà intellettuale.

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